Ci sono progetti che non esauriscono la loro forza con lo smontaggio di una mostra. A distanza di qualche mese dal grande evento che ha coinvolto la Stazione di Rebibbia tra il 12 e il 14 dicembre 2025, vogliamo ripercorrere le tappe di un’esperienza che ha segnato profondamente la Scuola Romana dei Fumetti.
L’arte può cambiare il mondo o, almeno, può accendere una luce dove spesso regna l’ombra. È questo lo spirito con cui la Scuola Romana dei Fumetti ha partecipato a un importante progetto artistico dedicato al carcere di Rebibbia, raccontato nel video “Le cose che non possiamo dimenticare”.
Sotto la direzione artistica di Carlo Labieni, prima allievo e poi divenuto professionista, docente e socio della SRF, gli autori della Scuola hanno messo il proprio talento al servizio di una causa urgente: l’emergenza carceraria in Italia.
Il linguaggio del fumetto tra cronaca e poesia
Il progetto nasce da una sfida: come rappresentare graficamente il disagio e la realtà del carcere senza risultare didascalici? La risposta è stata un’opera che unisce il prodotto letterario alla potenza visiva dell’illustrazione.
Per dare coerenza stilistica ai diversi artisti coinvolti, è stata fatta una scelta cromatica netta: il bianco e nero. Questa soluzione ha permesso di:
Unificare lo stile di dieci disegnatori diversi in un’unica visione coerente.
Valorizzare i contrasti e gli effetti di luce, fondamentali per narrare l’atmosfera del carcere.
Utilizzare elementi grafici simbolici, come le sbarre che richiamano le geometrie di Mondrian.
Durante la discussione interna alla scuola, è emerso un dubbio profondo riportato con la sua consueta schiettezza dal Maestro Massimo Rotundo, fondatore della SRF: “Ai carcerati che gliene frega se facciamo questi 20 disegni?”
La risposta risiede nella capacità dell’arte di non dimenticare. Attraverso uno stile espressionista e poetico, il disegno riesce a raccontare storie che la semplice fotografia a volte non può raggiungere, rendendo il messaggio più inclusivo e universale.
Non a caso, il nome stesso della nostra accademia – Scuola Romana dei Fumetti – riflette questa pluralità: il plurale “dei fumetti” è stato scelto proprio per includere tutte le sfumature e le attività che questa forma d’arte può abbracciare.


